Frasi del film Benvenuti al Sud

«Quando un forestiero viene al Sud piange due volte: quando arriva e quando parte.»
(Frase celebre del film)

Titolo Originale:
"Benvenuti al Sud" (2010)
Genere: commedia
Regia di: Luca Miniero
Protagonisti: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro

Trama breve: 
Capo di un ufficio postale nella bassa Brianza, Alberto si rovina con le sue mani tentando di farsi passare per disabile e ottenere una più remunerativa e dignitosa ricollocazione a Milano. La punizione sarà peggiore del licenziamento: almeno due anni di trasferimento presso un piccolo paese del Cilento, dove giunge debordante di pregiudizi e indossando un corsetto antiproiettile...
(Scheda completa)




Frasi celebri

Sai che peccato, l'appartamento quello bello, quello vicino casa dei miei. La mamma ha preso i nomi sul citofono allora: Esposito, Coppola, Wuang, Ammed, Beretta, Gargiullo e Capuozzo. Ora a parte Beretta, a me sembra tutta roba sotto l'equatore, per cui lascerei perdere e cercherei un altro posto. (Silvia)

Quando un forestiero viene al Sud piange due volte: quando arriva e quando parte. (Mattia)

[Dando il giubbotto anti-proiettile ad Alberto] Amore, mettiti questo che magari ti sparano. (Silvia)

La prossima volta che venite al sud dovete portarvi una telecamerina, perché ci sono molte cose che non rivedrete più!! E la prima è la telecamerina!!! (Mattia)

Durante le ore di lavoro cerchiamo di vestirci in un modo adeguato, grazie. (Alberto)

Fuoco chiama miccia!

Milan le semper una gran Milan!

Jamm ja! (Alberto)

Basta che faccia in fretta, vorrei arrivare prima delle otto, non vorrei perdermi il tramonto. Sa quando il sole tramonta nel mare?! (Alberto)



Dialoghi

  • Mario: Alberto, ho una buona e una cattiva notizia.
    Alberto: Sono sospeso vero?
    Mario: Peggio!
    Alberto: Licenziato?
    Mario: Peggio ancora!
    Alberto: Peggio di licenziato, cosa c'è?
    Mario: Trasferito. Al sud.
    Alberto: Al sud, tipo Bologna?
    Mario: No Bologna, sud sud.
    Alberto: Non mi dire Roma, sai che non amo Roma.
    Mario: No, non ti preoccupare non a Roma, molto più a sud.
    Alberto: Sicilia?
    Mario: Eh no, prima della Sicilia c'è la Campania. Sei stato trasferito vicino Napoli.
    Alberto: A Napoli? Ma è spaventoso, Mario.
    Mario: Cominci lunedì.
    Alberto: Ma come lunedì? Non ho vestiti leggeri, non ho un posto dove andare a dormire.
    Mario: Guarda, c'è un appartamento per il direttore dell'ufficio.
  • Alberto: Mi hanno trovato qualcosa di molto, molto meglio!
    Silvia: Ah, e dove?
    Alberto: A Chateau l'Abbè.
    Silvia: Dove?
    Alberto: A Castellabate, è una ridente località vicino Napoli. Formidabile, no?
  • [Entrando nella sua nuova casa da direttore]
    Alberto: Ma dove sono i mobili? Chi si è fregato i mobili? Ma io vi denuncio, io vi sbatto in galera!
    Mattia: Ma se li è presi il vecchio direttore!
    Alberto: Direttore di niente! Ladro rimane un ladro, intanto lo denuncio, poi vediamo chi ha ragione!
    Mattia: E a chi denuncia? Quello non ci sta più.
    Alberto: Oh Signùr, un latitante?
    Mattia: No, ma quale latitante, si è fatt' 'a cartell'...
    Alberto: Ah?
    Mattia: Schiattato. Si è recettato.
    Alberto: Non capisco.
    Mattia: Morto!
    Alberto: Cominciamo bene. Va be', mi porti in albergo Volpe.
    Mattia: Non ho capito.
    Alberto: Ci sarà un hotel da queste parti, no?
    Mattia: A Castellabate? In questo periodo? A quest'ora?
  • Mattia: Mamma! Vuole un tè. [Riferendosi alla colazione di Alberto]
    Signora Volpe: Ch'ha da fa cu 'stu tè, ma che tiene, 'u mal di panza?
    Mattia: Che ne sacc'io? Pure io ci so' rimasto quando me l'ha detto perché m'ha spiazzato 'n attimo...
  • Alberto: Buongiorno!
    Signora Volpe: Buongiorno.
    Alberto: Come sta?
    Signora Volpe: Eh?
    Alberto: Dico, lei come sta?
    Signora Volpe: Lei?
    Alberto: [Imbarazzato] ...Lei! Come si sente lei?
    Signora Volpe: [Guardando Mattia] Ma con chi parla chist'?
    Mattia: Ma sta parlando con te mamma! Mia mamma è abituata al voi: da queste parti non si usa il lei.
    Alberto: Scusi. Scusate!
  • Alberto: Non fa mica così caldo qui.
    Mattia: Normale.
    Alberto: No perché mi avevano detto che qui al Meridione faceva un gran caldo, invece...
    Mattia: Eh, prima la posta la portavano i cammelli. Il direttore era 'nu beduino.
  • Costabile grande: E così voi siete del Norde?
    Alberto: No, io non sono del Norde. Sono del Nord! Il Norde, non so neanche dove sia.
  • Silvia: Ma sei solo?
    Alberto: Sì, sì, solo, solissimo.
    Silvia: C'era una voce di una donna...
    Alberto: No, la... Maria, la vicina forse.
    Silvia: Come è la vicina?
    Alberto: E come vuoi che sia? Grassa, bassa, coi baffi.
    Silvia: Una nutria.
  • Alberto [scoprendo la targa con la scritta "Qui non si muore"]: Ah, "qui non si muore"!
    Mattia: Eh, lo ha detto Gioacchino Murat, francese, è stato qui a Castellabate, ha scritto questa frase "Qui non si muore" e po' è muorto!
  • Alberto: Amici, vi devo parlare. Sono nei guai: mia moglie arriva domani.
    Costabile piccolo: Scusate, nun agg' capito. Non siete contento che viene vostra moglie?
    Alberto: No, certo che sono contento; è che le ho mentito, sulla vita che faccio qui. Io non volevo mentirle, ho provato a dirle la verità, ma lei non ci credeva, e così le ho fatto credere quello che lei voleva credere. Insomma, le ho detto che qui vivo male. E devo dire che, più lei pensa che io stia male, più mi tratta bene: il nostro rapporto è migliorato, e anche lei sta meglio.
    Mattia: Fatemi capire. Essa sta meglio, se voi state peggio?
    Maria: Scusate, ma si può sapere che le avete detto?
    Alberto: Cose che si dicono... Stereotipi, più che altro. Luoghi comuni, cose magari non vere, ma che si dicono soprattutto al Nord. Tipo che siete un po' basici, sai, sempliciotti, terra terra. Che gesticolate quando parlate, questo è vero, urlate, non si capisce niente di quello che dite, siete un po' volgari, mangiate... Cose così. Forse ho usato il termine terroni, sporchi violenti... [Se ne vanno tutti]
  • Mattia: La "u" e la "a" si aggiungono insieme e diventa stupore. Per esempio, uno vede una bella donna e dice “Ua”. Per esempio, arriva il direttore da Milano che uno non si aspettava assolutamente che potesse arrivare da un momento all’altro?
    Alberto: Ua.
    Mattia: No, uaaaa.


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