Frasi celebri dei Film, Telefilm e Serie TV




Frasi del film Una pura formalità


Le più belle e celebri frasi del film "Una pura formalità", film noir del 1994 con Gérard Depardieu e Roman Polanski.

«Non bisognerebbe mai incontrare i propri miti.»
(Frase celebre del film)

Titolo Originale:
"Una pura formalità" (1994)
Genere: Film thriller, noir, psicologico
Regia di: Giuseppe Tornatore
Protagonisti: Gérard Depardieu, Roman Polanski, Sergio Rubini

Trama breve: 
Onoff è un famoso scrittore che non ha pubblicato nuovi libri per un po' di tempo ed è diventato un recluso. Quando viene catturato dalla polizia in una notte tempestosa, senza alcun documento di riconoscimento, senza fiato, senza memoria di eventi recenti... l'ispettore diventa sospettoso e, quella che sarebbe dovuta essere una pura formalità, diventa un interrogatorio vero e proprio. Attraverso una dialettica interrogativa, il capo di questa solitaria, isolata, distrutta stazione di polizia cerca di stabilire cosa è successo, scavando nella mente del suo scrittore-eroe.
(Scheda completa)


Frasi celebri

Due rette parallele non si incontrano mai. Tuttavia, è possibile immaginare l'esistenza di un punto così lontano nello spazio, ma così lontano nell'infinito, da poter credere e ammettere che le due rette vi si incontrino. Ecco! Chiameremo quel punto, PUNTO IMPROPRIO. (Onoff)

Per non morire di angoscia o di vergogna, gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita, e più sono sgradevoli, prima s'apprestano a dimenticarle! (Il commissario)

Non bisognerebbe mai incontrare i propri miti. Visti da vicino ti accorgi che hanno i foruncoli.
Rischi di scoprire che le grandi opere che ti hanno fatto sognare tanto le hanno pensate stando seduti sul cesso, aspettando una scarica di diarrea! (Onoff)

Se gli scrittori sapessero in che bocche andranno a finire i loro scritti, si taglierebbero la mano. (Onoff)

Lei non deve più ricordare. Lei deve solo confessare di avermi raccontato un sacco di balle! Prima ha detto di essere arrivato al casale da solo, di aver ricevuto la visita della sua agente, e di averla riaccompagnata alla stazione tra le 17 e le 18. Poi ci ripensa: è venuto accompagnato dalla moglie, anzi dell’ex moglie, dell’ex seconda moglie, che è anche l’agente. Ma non l’ha riaccompagnata alla stazione, è andata via da sola. Signor Onoff. Signor Onoff, in quella stazione non c’è nessun fottutissimo treno che si sia fermato un solo fottutissimo minuto da quando lei è arrivato al suo bel casale. Per la semplice ragione che qui non c’è mai stata una stazione. Lei non è degno delle opere che ha scritto… i suoi romanzi, le sue canzoni, le sue poesie. Valgono più di lei. (Il commissario)

Le interviste sono sempre inutili. Uno viene a trovarti per sentire ciò che conosce già, solo per il piacere di sentirtelo ripetere. Non lo trova ridicolo? (Onoff)

Ciò che lei chiama filastrocca, è una citazione tratta da un grandissimo romanzo, il cui autore si chiama Onoff! Lei è proprio sfortunato. Sfortunatissimo. Perché quando si vive in un posto come questo, dove non succede mai niente, si ha molto tempo per leggere, ed io leggo moltissimo. Giornate intere, settimane intere, libri su libri, libri su libri, libri su libri... lei non può immaginare quanti, e mi capita di rileggere più volte quelli che mi piacciono di più. Il palazzo delle nove frontiere, I gradini, L'odio, Geometria, I trattati dei piaceri, Le tre torce, Nerone... sono tutte opere di Onoff, il mio scrittore preferito. A mio modesto parere, il più grande. Temo proprio che lei sia cascato male... conosco la biografia di Onoff come le mie pantofole. Vede, mio caro amico, passeggiare di notte sotto la pioggia non è grave in sé. Dimenticare la carta d'identità nel cappotto è solo stupido. Tentare di sfuggire ad un posto di blocco, anche il più sgangherato del mondo, aggredendo poi gli agenti, è già più rischioso. Ma fare tutte queste cose insieme nell'arco di poche ore e poi dichiarare una falsa identità... è molto pericoloso. (Il commissario)

Si prova un grande disagio ad essere amati. (Onoff)

Non ho bisogno né di sonniferi né di medicine, io convivo bene con l'insonnia. (Onoff)

Non si scrive perché si ha un'idea, si scrive perché non si sa fare altro. (Onoff)



Dialoghi

  • Onoff: Un tempo la gente mi riconosceva prima ancora che aprissi bocca per salutare, ma non è mai stata mia abitudine farmi scudo della celebrità. Comunque... mi chiamo Onoff.
    Commissario: E io mi chiamo Leonardo da Vinci. [ridono tutti tranne Onoff]
  • Commissario: da quanti giorni è arrivato nel suo casale di montagna?
    Onoff: nove giorni. Nove giorni.
    Commissario: come fa ad esserne sicuro?
    Onoff: come faccio ad esserne sicuro? Ma insomma, se le dico nove giorni sono nove giorni!
    Commissario: ma prima aveva detto quattro giorni…
    Onoff: le ho detto quattro giorni?
    Commissario: sì mi ha detto quattro giorni.
    Onoff: non me ne sono accorto. Perdo completamente la nozione del tempo, quando lavoro… è proprio per questo che si lavora: per perdere coscienza.
    Commissario: mi ascolti bene, signor Onoff. Finché lei si contraddice nelle sue poesie, nei suoi romanzi, va tutto bene. Ma se lei continua a contraddirsi quando c’è di mezzo un assassinio, non va bene niente!
  • Commissario: dica tutta la verità. Confessi!
    Onoff: Lei sta prendendo la più immane cantonata della sua immagino non brillante carriera.
    Commissario: allora perché ha tentato come un ladro di galline? Perché non prova la sua innocenza? Perché non smaschera i miei sospetti? Glielo dico io perché non lo fa. Perché lei stasera ha commesso un omicidio.
    Onoff: ma non so se qualcuno è stato ucciso, e non so dove qualcuno è stato ucciso. E se da qualche parte qualcuno è stato ucciso, non so se è una vecchietta, un ragazzino, una capra, uno spaventapasseri!
    Commissario: lei non sa niente di niente, eppure sarà proprio lei a dirci chi è la vittima.
    Onoff: mi accusa di essere un assassino e pretende di sapere da me chi è la vittima? Ma è lei che dovrebbe dirmi che sarebbe la mia vittima. Ma che razza di poliziotto è lei, un malato? Un folle!
    Commissario: non sono mai stato un grande poliziotto, e probabilmente non lo diventerò mai, ma nella mia non particolarmente brillante carriera ho avuto occasione di occuparmi di tanti omicidi. Molti non ho saputo risolverli, per altri ho costruito soluzioni che si sono rivelate del tutto errate, in alcuni casi la fortuna mi ha offerto l’occasione di imboccare il ragionamento esatto e di trovare qualche piccola chiave che funzionasse in qualche piccola serratura, pochissime volta ho colpito il bersaglio grazie alla mia sola intelligenza, ma è la prima volta che mi capita di imbattermi in un omicidio in cui il solo enigma da risolvere è proprio l’identità dell’assassinato. E sfortunatamente non sono nelle condizioni di farlo, giacché la sua vittima ha il volto orrendamente sfigurato. Non si potrà procedere all’identificazione prima di domani mattina.
    Onoff: sa cosa penso?
    Commissario: no.
    Onoff: penso che l’assassino sia proprio lei. Lo ha ucciso lei e un bel capro espiatorio è caduto nelle sue mani proprio al momento giusto.
    Commissario: come fa a sapere che è un uomo?
    Onoff: che uomo?
    Commissario: lei ha detto: sa cosa penso, che lo ha assassinato lei.
    Onoff: vuole farmi dire cose che non ho detto.
    Commissario: come fa a sapere che si tratta di un uomo?
    Onoff: ma non so niente, è lei che confonde le acque per farmi contraddire. Lei lo sa certamente meglio di me se si tratta di una donna o di un uomo. Comunque sia non ha uno straccio di prova contro di me, e non lo sarà certo un banale vuoto di memoria.
    Commissario: vuoto di memoria? (cita da un libro) Ecco: “per non morire di angoscia o di vergogna, gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita, e più sono sgradevoli più si apprestano a dimenticarle”. È una frase sua, mio caro Onoff. Lei deve aver commesso qualcosa di molto ma molto sgradevole, signor Onoff per non riuscire a ricordare cosa ha fatto qualche ora fa!
  • Onoff: se gli scrittori sapessero in quali bocche andranno a finire i loro scritti, si taglierebbero la mano!
    Commissario:e sarebbe un vero peccato… Lei crede in Dio? In fondo è lui il sommo scrittore… se avesse dovuto tenere conto di quanti mediocri si sarebbero appropriati delle sue cose, avrebbe dovuto rinunciare a troppe cose, non le pare?
    Onoff: Non è difficile credere in Dio. A me è capitato centinaia di volte, ma in molte occasioni confesso di aver provato vergogna per lui. Sarebbe stato un eccellente scrittore, se si fosse limitato a descrivere i paesaggi.
    Gendarme: Scusi, signor commissario… non ho capito bene.
    Commissario: a domanda risponde che Dio è uno scrittore di irrilevante importanza. Perché quando cito un suo libro le da così fastidio?
    Onoff: Il mio mestiere è scrivere, tutto qui. Sentir parlare dei miei libri non mi interessa. Dopo tutto il linguaggio non serve più a niente in questo mondo. Serve agli interrogatori di polizia.
  • Commissario: ora cambiamo musica Onoff? Con me non si scherza. Se la sua biografia è risaputa in tutto il mondo, io la conosco a memoria.
    Onoff: Era stato partorito in un fosso, ai margini di un campo. Con i denti lei aveva tagliato il cordone, ci fece un nodo e se ne andò. Lo chiamarono Biagio Febbraio, perché fu ritrovato in una fredda notte di febbraio, ed era il giorno di S. Biagio. Biagio Febbraio sono io. La mia biografia è falsa. Dal principio alla fine l’ho scritta io. Fu un vecchio che inventò per me un nome adatto ad uno scrittore. Il nome di Onoff. Si chiamava Fauben, il mio migliore amico. È stato lui che mi ha reso grande. Non sono mai stato nell’esercito, non so sparare. Sono cresciuto in un orfanotrofio.
    Ci davano solo latte… tutti i giorni solo latte caldo, mattina e sera. Io odio il latte caldo.



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